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lunedì 21-05-2012

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Economia

Corte dei Conti: servono ancora sforzi per l’Italia



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Duro il quadro delle finanze italiane fornito dalla Corte dei Conti. Per il Bel Paese si prospetta ancora un lungo periodo di pressioni fiscali, o almeno il mantenimento dello status quo e una manovra di risanamento che costerà 160 miliardi nel 2013. L’Italia si appresta ad affrontare «un aggiustamento di dimensioni paragonabili a quello realizzato nella prima parte degli anni Novanta per l'ingresso nella moneta unica».
E’ questo il quadro abbastanza grave emerso dal rapporto annuale sul coordinamento della finanza pubblica presentato dalla magistratura contabile il 24 maggio 2011 nella Sala Zuccari del Senato, alla presenza del Presidente Renato Schifani e del Ministro dell'Economia, Giulio Tremonti.
La Corte dei Conti sottolinea «l'eredità dei condizionamenti dovuti agli effetti permanenti causati dalla grande recessione nel 2008-2009» ed evidenzia come «si sia verificata una perdita permanente di prodotto, calcolata a fine 2010 in 140 miliardi e prevista a crescere a 160 miliardi nel 2013».
A complicare il quadro e ad indicare la strada da seguire ci pensa l’Unione Europea, secondo la quale i Paesi con un rapporto debito/Pil oltre il 60% devono ridurre il debito del 3% l'anno. Per l’Italia si parla di circa 46 miliardi.
Il Ministero dell'Economia ha già delineato nel documento di economia e finanza (Def) il percorso di risanamento per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2014. Alle manovre già varate nel 2008 e nel 2010, il Def aggiunge una nuova correzione da 2,3 punti di Pil tra 2013 e 2014.
Secondo alcune voci, il governo si appresta a varare una manovra da circa 40 miliardi (spalmata su più anni) per raggiungere nel 2014 il pareggio di bilancio già a partire dal 2012.
«La fine della recessione economica non comporta il ritorno a una gestione ordinaria del bilancio pubblico, richiedendosi piuttosto sforzi anche maggiori di quelli finora accettati». «Tanto più – spiegano i magistrati contabili - che va tenuto conto delle implicazioni dell'inasprimento dei vincoli europei e in particolare della nuova regola, assistita da apposita sanzione di tipo praticamente automatico, secondo la quale i paesi che registrano un rapporto tra debito pubblico e prodotto superiore al 60% dovranno ridurre lo scarto fra il dato effettivo e questo valore-soglia di un ventesimo all'anno (del 3% all'anno, pari oggi a circa 46 miliardi nel caso dell'Italia)».
Si prospetta quindi per l’Italia un percorso ancora in salita e la necessità di maggiori sforzi per realizzare il risanamento.
In uno scenario simile, è da escludersi l’alleggerimento della pressione fiscale che invece si delinea, come afferma il presidente Schifani, strumento necessario per investire nella crescita.
Secondo la seconda carica dello Stato «non è più il tempo delle vie di fuga o delle scorciatoie, ma è dovere di tutti adoperarsi per rispondere alle priorità di crescita e sviluppo che non sono concessioni, ma rappresentano diritti costituzionalmente tutelati dei cittadini».
«Per questo resta prioritario colpire sprechi e abusi che nascondono le vere esigenze delle persone e delle famiglie, impedendo di aiutare quanti ne hanno davvero diritto». Del resto, ammonisce Schifani, «la fine della recessione non può significare la fine di una amministrazione e gestione virtuosa del bilancio».
In questo è d’accordo anche il Ministro Tremonti, il quale sostiene di aver garantito, se non una crescita sufficiente, almeno una tenuta di bilancio che ha preservato l’Italia dal tracollo che ha colpito la Grecia.
L’obiettivo è quindi contenere la spesa, evitare sprechi ed intervenire dove ancora possibile, secondo le indicazioni contenute nel Def. L’Italia poi paga lo scotto dell’evasione fiscale di cui detiene il primato europeo ad eccezione di Spagna e Grecia.
Secondo i giudici contabili “gli spazi da recuperare a tassazione sono ancora molto ampi”, ma soprattutto servono “azioni idonee a favorire il consolidamento di comportamenti di massa più corretti”. Secondo la Corte dei Conti, ma anche secondo il buon senso, «gli effetti finanziari del contrasto all'evasione fiscale potranno continuare a essere determinanti nella misura in cui si riuscirà a trovare il necessario equilibrio tra l'azione repressiva e l'induzione alla tax compliance».
Ridurre agevolazioni ed esenzioni, in sostanza, e individuare nuovi adeguati spazi di intervento: è questa la via da seguire per procedere nell’impervia opera di risanamento economico del Paese.

Di Carolina Condemi

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N.11 Luglio - Agosto 2011

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